Quando le luci della Safety Car si accendono durante un Gran Premio di Formula 1, milioni di spettatori riconoscono immediatamente quella vettura che entra in pista per rallentare il gruppo e consentire di gestire una situazione di pericolo.
Ma quanti conoscono davvero l’uomo che si trova al volante?
Si chiama Bernd Mayländer, è tedesco, ha 52 anni e dal 2000 ricopre il ruolo di pilota ufficiale della Safety Car della FIA. Nel 2026 ha raggiunto un traguardo straordinario: 500 Gran Premi disputati in questo ruolo.
La sua non è soltanto una storia di automobilismo. È soprattutto una storia di esperienza, preparazione, responsabilità e sicurezza.

Dalla Germania alle piste di tutto il mondo
Bernd Mayländer nasce il 29 maggio 1974 a Waiblingen, nel Baden-Württemberg, in Germania, e cresce nella zona di Schorndorf, non lontano da Stoccarda, territorio storicamente legato all’industria automobilistica tedesca.
La sua carriera nel motorsport comincia con il karting, alla fine degli anni Ottanta, per poi proseguire nelle competizioni riservate alle vetture turismo e Gran Turismo.
Negli anni Novanta partecipa alla Porsche Carrera Cup e al DTM, il prestigioso campionato tedesco per vetture turismo, dove corre per Mercedes-Benz. Successivamente gareggia nel campionato FIA GT, guidando anche la Mercedes-Benz CLK GTR.
Nel 1999 prende parte alla 24 Ore di Le Mans, ottenendo un importante secondo posto di classe. Nel 2000 conquista la vittoria assoluta alla 24 Ore del Nürburgring, una delle competizioni endurance più impegnative del mondo.
Mayländer, quindi, non è semplicemente un pilota incaricato di guidare un’automobile di servizio: è un professionista con una solida esperienza agonistica, maturata in alcune delle competizioni più selettive del motorsport internazionale.
La telefonata che cambia tutto: Imola, 1999
La svolta arriva quasi per caso.
Nel 1999 Mayländer è impegnato nella Porsche Supercup, campionato che accompagna diversi weekend della Formula 1.
Durante il Gran Premio di San Marino, a Imola, riceve una telefonata da Charlie Whiting, allora direttore di gara della Formula 1.
Whiting gli propone di sostituire Oliver Gavin alla guida della Safety Car della Formula 3000, categoria propedeutica alla Formula 1.
L’opportunità nasce anche grazie all’interessamento di Norbert Haug, responsabile delle attività sportive Mercedes-Benz.
Mayländer accetta.
Un anno più tardi arriva la proposta definitiva: diventare il pilota ufficiale della Safety Car della Formula 1.
Il debutto avviene nel Gran Premio d’Australia del 2000, al volante di una Mercedes-Benz CL 55 AMG.
Da quel momento, il suo posto nel paddock diventerà uno dei più longevi e riconoscibili della storia della Formula 1.

Un lavoro molto diverso da quello di un pilota da corsa
La Safety Car entra in pista quando le condizioni non consentono di proseguire normalmente la competizione in piena sicurezza.
Incidenti, detriti, condizioni meteorologiche particolarmente difficili o presenza di personale impegnato nelle operazioni di recupero possono richiedere la neutralizzazione della gara.
Il compito di Mayländer non è vincere, sorpassare o stabilire il giro più veloce.
È condurre il gruppo rispettando le indicazioni della Direzione Gara, mantenendo un’andatura adeguata alla situazione e contribuendo alla protezione dei piloti e degli operatori presenti sul circuito.
Non sempre, però, andare più veloci significa lavorare meglio.
In alcune occasioni i piloti di Formula 1 hanno criticato la velocità della Safety Car, sostenendo che un’andatura troppo ridotta rende difficile mantenere le gomme nella corretta finestra di temperatura.
Mayländer ha spiegato più volte che potrebbe percorrere molti tratti del circuito più rapidamente, ma la velocità viene determinata dalle necessità di sicurezza.
Se in pista sono presenti commissari, mezzi di recupero o detriti, la priorità non può essere la prestazione.
È una distinzione fondamentale: la velocità è una capacità, la sicurezza è una responsabilità.
Come si prepara Bernd Mayländer prima di un Gran Premio?
La preparazione non comincia quando viene comunicato l’ingresso della Safety Car.
Il lavoro prende avvio diversi giorni prima della gara.
Normalmente, il giovedì Mayländer effettua controlli sulla vettura e percorre il circuito per circa un’ora, verificando il comportamento dell’automobile e il corretto funzionamento delle apparecchiature.
Si tratta anche di un’occasione per familiarizzare nuovamente con il tracciato, individuare i punti più delicati e valutare le condizioni dell’asfalto.
Il venerdì sono previsti ulteriori controlli, mentre durante il weekend vengono effettuate verifiche e comunicazioni con la Direzione Gara.
Prima della partenza, Mayländer controlla personalmente i sistemi di bordo e le comunicazioni radio.
Al suo fianco si trova Richard Darker, suo copilota e collaboratore FIA, che lo supporta nella gestione delle comunicazioni e nel monitoraggio delle informazioni.
All’interno dell’abitacolo sono presenti monitor, sistemi GPS, collegamenti radio e strumenti che consentono di seguire l’andamento della competizione.
Il pilota deve concentrarsi sulla guida, mentre il suo collaboratore contribuisce a mantenere il collegamento costante con la Direzione Gara.
Un’organizzazione che ricorda, per certi aspetti, quella di una cabina di pilotaggio aeronautica: ruoli distinti, comunicazioni precise, controlli e procedure condivise.
Allenamento fisico e aggiornamento continuo
Guidare la Safety Car richiede una preparazione che va oltre la semplice abilità al volante.
Una stagione di Formula 1 comprende numerosi trasferimenti internazionali, giornate di lavoro prolungate e la necessità di mantenere un elevato livello di concentrazione.
Mayländer ha raccontato che durante la pausa invernale dedica tempo alla preparazione fisica, mentre i mesi precedenti all’inizio del campionato sono utilizzati anche per i test delle vetture.
In passato questi collaudi sono stati effettuati su circuiti di prova come Nardò e Papenburg.
Ma c’è un altro elemento determinante: l’aggiornamento professionale.
La Formula 1 è una disciplina in continua evoluzione. Cambiano le vetture, i sistemi elettronici, i regolamenti sportivi e le procedure di intervento.
Mayländer deve quindi mantenere una conoscenza operativa delle procedure FIA applicabili, partecipare alle verifiche e coordinarsi con la Direzione Gara.
Non si tratta di imparare una procedura una volta per tutte, ma di mantenerla aggiornata e applicarla correttamente anche quando le condizioni cambiano improvvisamente.
La sua esperienza dimostra che, persino dopo oltre venticinque anni di attività, la preparazione rimane una componente essenziale del lavoro.
Cosa succede quando la Direzione Gara chiama la Safety Car?
Quando la Direzione Gara comunica che la Safety Car deve entrare in pista, Mayländer e il suo copilota devono essere pronti a intervenire immediatamente.
La comunicazione avviene via radio, secondo procedure prestabilite.
Una volta entrato sul circuito, Mayländer deve individuare la posizione delle monoposto, raggiungere il gruppo e seguire le istruzioni ricevute.
Durante l’intervento può ricevere informazioni su incidenti, detriti, condizioni dell’asfalto o presenza di personale sul tracciato.
Il suo ruolo comprende anche la trasmissione di osservazioni alla Direzione Gara.
Se individua una situazione particolarmente critica, può segnalarla, ma le decisioni sportive e operative rimangono di competenza della Direzione Gara.
Questo sistema di responsabilità distribuite è uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro.
Nessuno agisce isolatamente: ogni informazione contribuisce alla gestione complessiva della sicurezza.
Gli interventi più difficili
In oltre un quarto di secolo Mayländer ha vissuto alcune delle gare più complesse della storia recente della Formula 1.
Tra queste, il Gran Premio del Giappone del 2007, disputato al Fuji sotto una pioggia intensa, e quello del Canada del 2011, caratterizzato da condizioni meteorologiche estremamente difficili.
Nel Gran Premio del Brasile del 2016 la Safety Car ha guidato il gruppo per ben 34 giri.
Situazioni nelle quali la concentrazione, il controllo del veicolo e il rispetto delle procedure diventano determinanti.
Mayländer ha inoltre assistito a incidenti particolarmente gravi, momenti che ha dichiarato di preferire non ricordare.
È proprio in quelle circostanze che emerge la parte meno visibile del suo lavoro: mantenere lucidità e professionalità anche davanti a eventi drammatici.
La vita lontano dai circuiti
Fuori dalla Formula 1, Mayländer ha raccontato di dedicare tempo alla famiglia, agli amici e all’attività sportiva.
In una precedente intervista aveva descritto la propria quotidianità come quella di un professionista indipendente, impegnato anche nella pianificazione dei viaggi, degli appuntamenti e delle altre attività lavorative.
La corsa a piedi e l’esercizio fisico hanno fatto parte delle sue abitudini personali.
Accanto al motorsport coltiva inoltre un interesse per il mondo del vino, al quale ha dedicato anche un progetto personale.
Una vita che alterna gli impegni di un calendario internazionale alla ricerca di equilibrio e normalità lontano dai circuiti.

Cinquecento Gran Premi, ma la preparazione continua
Nel marzo 2026, in occasione del Gran Premio d’Australia, Mayländer ha raggiunto il traguardo dei 500 Gran Premi come pilota ufficiale della Safety Car.
Un risultato eccezionale, soprattutto considerando che la sua carriera ha attraversato diverse generazioni di vetture, regolamenti, piloti e tecnologie.
Eppure, nelle interviste rilasciate per celebrare questo anniversario, il pilota tedesco ha ribadito di provare ancora emozione e tensione prima di un intervento.
L’esperienza non ha cancellato la necessità di prepararsi.
Al contrario, gli ha insegnato quanto sia importante non sottovalutare nulla.
Quando la sicurezza diventa parte della prestazione
Nel motorsport, la sicurezza non rappresenta un ostacolo alla competizione.
È una delle condizioni che permettono alla competizione di svolgersi.
Dietro ogni Gran Premio ci sono persone, procedure, tecnologie, controlli e responsabilità che lavorano insieme per prevenire i rischi e gestire gli imprevisti.
La storia di Bernd Mayländer dimostra che la sicurezza richiede competenze specifiche, formazione continua, comunicazione e capacità di intervenire nel momento giusto.
È la stessa filosofia che ispira SAFETY Sicurezza sul Lavoro.
Perché, in un circuito come in un’azienda, la sicurezza non dovrebbe essere ricordata soltanto quando qualcosa va storto.
Dovrebbe essere presente prima, durante e dopo ogni attività.
La sicurezza non rallenta il lavoro. Crea le condizioni per farlo proseguire.
SAFETY & MOTORSPORT — La cultura della sicurezza raccontata attraverso il mondo delle competizioni automobilistiche.



